La forma didattica di queste istituzioni deve essere metaforica, e quindi segreta: né può usare altro che la comunicazione orale


 

Per quel che riguarda la cultura pubblica, fu indiscutibilmente opportuno, siccome ciascuno deve avere ad essa, per quanto ne sia capace, il più facile accesso possibile, ch’ella fosse esposta in durevoli monumenti, a misura che fu ritrovata l’arte di rendere fissi e visibili all’occhio i pensieri veloci e la parola fugace. Ma alla cultura segreta deve poter accedere, giusta la sua essenza, non già chiunque, ma solo colui, che é già passato attraverso la cultura pubblica e da essa é già perfezionato al possibile. - La cultura segreta, com’é chiaro per tutto quanto si é detto, non può precedere a quella pubblica, ma piuttosto presuppone essa stessa la pubblica; tanto meno può andare di pari passo con questa, senza che vengano avviliti gli scopi di entrambe: ma può facilmente seguirla.

Ora, si può peraltro arrivare - lasciate ch’io distingua questo punto con perpetua cura - alla méta vera e propria di ogni cultura segreta, alla educazione puramente umana per due vie: o da sé solo, con l’ingegno e il profondo riflettere e indagare, con l’educazione del proprio spirito e del proprio cuore secondo i risultati di tal riflessione; o per mezzo della società - che in tal caso non può essere la società più vasta e civile (poiché appunto in questa ebbe luogo cotale situazione isolata), ma solo una minore e separata associazione.

Nel primo caso la nostra idea, poiché essa é sorta lungo la via del riflettere, assume la forma della riflessione: si viene ad argomentare, dialettizzare, dimostrare, a contrapporre e provar sillogismi. - Nulla impedisce che in questa forma la si predichi di sui tetti, o, se altrimenti si vuole, la si metta in carta, si faccia stampare, e così via.

Così, per trarre dal fatto l’esempio illustrativo, è ben possibile che io abbia cercato di esporre, secondo la migliore mia scienza e secondo le mie forze, l’intimo spirito di tutti i misteri possibili, e in nessun punto mi sia trattenuto e chiuso in me, servendomi continuamente della forma del ragionamento e del consueto linguaggio. Ma io sono in pari tempo certissimo di non aver comunicato né a voi né a qualsiasi altro neppur la minima parte di quanto egli non può sapere né io posso svelare. E così si trovano alla portata di tutti, in tutte le librerie, libri che, sebbene trattino della Massoneria, pure di Massoneria non rivelano neppure una sillaba; ma per contro - fatene diligente osservazione - in tutte le librerie si trovano altresì libri di massoni e di non massoni, che della Massoneria non dicono neanche una parola, i cui autori forse nulla sanno di Massoneria, e che tuttavia sono interamente e genuinamente massonici.

Perciò, ripeto, nulla impedisce che si divulghino in questa forma i misteri, poiché si divulga soltanto il discorso o lo scritto, non i misteri; chi non l’ha già in sé, non l’afferrerà mai. Per costui quel discorso si muta in una serie di suoni incomprensibili, quello scritto in carta bianca; o, quando pure egli ne ricavi un senso, si tratta di un senso ben subordinato e incompiuto, non mai di quello integro e pieno a cui mirava l’esposizione. In questo caso si disputa, e insieme si conchiude un trattato di spartizione, [per stabilire] fino a qual punto si voglia far valere la tesi sostenuta, e fino a quale no; e con ciò si acquista pur sempre qualcosa, per lo meno si prepara la strada alla verità. Ma il non intendere o il fraintendere porta ben piccolo danno, che tanto vale come nessun danno addirittura. Perché, in ultima analisi, che cosa è mai che viene frainteso, se non un filosofema? A che cosa mai tocca, per questo, rovina se non, tutto al più, alla gloriola dell’autor primo di tal filosofema, il quale, quando abbia anche solo un barlume di vero spirito, non ripone nella sua gloriola alcun valore?

Ma per quel che concerne poi il secondo caso, poiché ciascuno riceve la cultura puramente umana per mezzo d’una società segreta (il che vale, semplicemente, « separata »), l’istruzione destinata alla società chiusa dovette agevolmente far ricorso a una forma affatto diversa: non a quella del ragionamento, elle invita alla disputazione, in quanto fornisce dei principi, stimola a cercare di questi principi la prova, e non vuole estendere le proprie affermazioni più in là di quel che si estendano i suoi principi: ma [a quella racchiusa] nella semplicissima espressione: « una volta che é così, così sappiamo: e così saprà ciascuno elle si ponga al nostro livello ». - Questa istruzione dovette rivolgersi, non già, come la prima, esclusivamente all’intelletto, ma piuttosto all’integra natura dell’uomo, e quindi non permettere la discussione propriamente detta: dovette infine, poiché essa discende, secondo l’ipotesi, dalla più grigia antichità, essere involta in espressioni e immagini metaforiche.

Se un tale insegnamento perviene a coloro che non ne sono ancora capaci, esso sarà, come senz’altro s’intende, altrettanto poco compreso, quanto la prima sua forma filosofante e raziocinante. Ma contro di esso non si discute, né si procede a dettare trattati perché esso medesimo non ne offre alcuno e vuole essere accolto nella sua integrità: bensì lo si rigetta tutto insieme come profondamente falso e fanatico, o, se si resta attaccati alle immagini, come pieno di controsensi e assurdo; lo si dà in balìa alle risate universali. Sennonché, d’ora in poi, non é più biasimato, come nel primo caso, un individuo, ma avvilita per sempre una società assolutamente necessaria.

Questo insegnamento della società separata - ed a ciò io volevo accennare - non poteva quindi essere esposto in durevoli monumenti, a vantaggio di chiunque potesse venir condotto dal caso a considerarlo: soltanto a colui, del quale fosse maturamente provata e inquisita la capacità recettiva, poteva essere comunicato. Ma in chi tuttavia non l’intende, esso muore prima di nascere; mentre a chi realmente lo comprende e rispetta, com’é suo dovere, dona sicuramente, ma non senza circospezione, anche di più. - Poiché tuttavia si potrebbe errare in quella disamina delle persone, si dovette servirsi di mezzi esteriori, quali sono le proibizioni solenni, per assicurarsi la segretezza, anche riguardo alle forme esterne.

 

E ora sono alla mia terza e significativa conseguenza: é sommamente verosimile, e così argomento, che là dottrina segreta potesse venir propagata solo per mezzo della tradizione orale, senza punto ricorrere alla tradizione scritta; anzi la comunicazione scritta dovette essere rigorosamente proibita. - Perciò la nostra ipotesi, più sopra enunciata, che una catena ininterrotta di cultura segreta accanto alla pubblica sia discesa giù dall’antichità fino ai nostri tempi, deve aver avuto fondamento, in quanto si dovette cercare la dottrina segreta, non già nei libri, ma in una tradizione orale che ancora perdura; la quale ipotesi sembra essere confermata anche dalla circostanza che al tempo dell’origine dei più antichi misteri non si sapeva ancora bene come redigere le idee in iscritto, e così nelle cose segrete e sacre si rimane ordinariamente al vecchio metodo.

Conosco benissimo tutti gli svantaggi della trasmissione orale, e tutta quanta la difficoltà di portare alcunché alla condizione di verità dimostrabile, lungo la serie degli anelli di una tal tradizione; ma so altresì che si possono pure trovare, con la semplice riflessione e senza erudizione storica, dei rimedi a quegli svantaggi e dei chiarimenti a quella difficoltà che é certamente, possibile, in una parola, dimostrare l’autenticità di una tal tradizione orale, sebbene lo svolgerla mi condurrebbe troppo lontano.

Da un’osservazione soltanto, che qui mi s’impone e ch’io stimo importante, non posso astenermi: ed è la seguente. Non poteva mancare che una cultura segreta, realmente esistente, influisse sulla [cultura] pubblica; che molte circostanze della storia profana, che stanno in essa come spezzate, si possano pienamente comprendere partendo dalla storia della cultura segreta; e che alcune personalità, le quali furono anelli della tradizione segreta, compaiano ad un tempo come notevoli figure nella storia profana. Pertanto si può ben pensare che la storia profana possa venir spiegata movendo dalla segreta.

Ma viceversa, in conseguenza dei principi fondamentali testé enunciati, era necessario che i possessori della dottrina segreta lasciassero tosto cadere tutto ciò che per una qualche lor colpa veniva a conoscenza del pubblico, se ne estraniassero e non continuassero più a costruirvi sopra; che quindi la storia segreta della cultura non si possa convenientemente dimostrare per mezzo della profana, e nessun dato di questa possa essere a un tempo dato di quella. Quel poco che giungeva in mani profane, già per questo cessava di costituire una parte della sapienza riposta; sicché i tentativi di ricostruire una storia, segreta partendo dalla profana debbono condursi con gran precauzione.