Questa Ode Alchemica di autore italiano ignoto fu pubblicata una prima volta nel 1666 a Venezia, con il titolo di "Lux Obnubliata". Una seconda edizione vede la luce nel 1679 a Lione, poi a Parigi nel 1687 e 1692. La versione che si propone al visitatore esoterico è ripresa da "Étoil Flamboyant", edita nel 1766 a Francoforte, vol. II, pag. 303. Nel 1911, una versione fu pubblicata da G. Kremmerz nel "Commentarium".

Era dal nulla uscito

Il tenebroso caos: massa difforme:

Al primo suon d'onnipotente labbro

Parea che partorito

Il disordine l'avesse, anzi che Fabro

Stato ne fosse un Dio, tanto era informe.

Stavano inoperose

In lui tutte le cose

E senza spirito divisor confuso

Ogni elemento in lui stava racchiuso.

Or chi ridir potrebbe

Come formossi il Ciel, la Terra, il Mare,

(Si' leggier in lor stessi, e vasti in mole?)

Chi puo' svelar com'ebbe,

Luce, e moto lassu', la Luce, e il Sole;

Stato e forma quaggiu', quanto n'appare:

Chi mai comprender come

Ogni cosa ebbe nome

Spirito quantita' legge e misura

Da questa massa inordinata e impura.

0 del divin Hermete

Emuli Figli, a cui l'arte paterna

Fa che natura appar senza alcun velo

Voi sol, sol voi sapete

Come mai fabrico' la Terra, e il Cielo

Dall'indistinto Cahos la mano eterna.

La grand'opera vostra

Chiaramente vi mostra

Che Dio nel modo intesso, ond'e' prodotto

Il fisico elisir, compose il tutto.

Ma di ritrar non vaglio

Con debil penna un paragon si vasto

Io non esperto ancor Figlio dell'arte,

Se ben certo bersaglio

Scoprono al guardo mio le vostre carte.

Se ben m'e' certo il provvido Illiasto

Se ben non mi e' nascosto

Il mirabil composto

Per cui voi di potenza avete estratto

La purita' degli elementi in atto.

Se ben da me s'intende

Ch'altro non e' vostro mercurio ignoto

Che un vivo Spirito universale innato

Che dal Sole discende

In aëreo vapor sempre agitato

Ad empir della Terra il centro voto:

Che qua poi se n'esce

Tra solfi impuri, e cresce

Di volatile in fisso, e presa forma

D'umido radical se stesso informa

Se bene io so, che senza

Sigillarsi de vetto il vaso ovale

Non si ferma in lui mai il vapore!

Che se pronta assistenza

Non ha d'occhio Linceo, di mano industre,

More il candido infante al suo natale,

Che piu' nol citan poi

I primi umori suoi

Come l'uom, che nell'utero si pasce

D'impuro sangue, e poi di latte in fasce.

Se ben so tanto; pure

Oggi in prova con voi uscir non oso

Che anche gli errori altrui dubbio mi fanno

Ma se l' invide cure

Nella vostra pieta' luogo non hanno

Voi togliete all'ingegno il cor dubbioso.

Se il magistero vostro

Distintamente io mostro.

In questi fogli miei; deh fate omai

Che sol legga in risposta: opra che'l fai.

Quanto s' ingannan mai gli Uomini ignari

Dell'hermetica scienza

Che al suon della parola

Applican sol consentimenti avari

Quindi i nomi volgari

D'argento vivo, e oro

S'accingono al lavoro,

E con l'oro commun a foco lento

Credon fermare il fuggitivo argento.

Ma se gli occulti sensi apron la mente

Ben vedon manifesto

Che manca e a quello e a questo

Quel fuoco universal ch'e' spirito agente

Spirito, che in violente

Fiamma d'ampia fornace

Abbandona fugace

Ogni metal, che senza vivo moto

Fuor della sua miniera e' corpo immoto.

Altro mercurio, altr'oro Hermete addita.

Mercurio umido, e caldo

Al foco ogn'or piu' saldo

Oro che e' tutto foco, e tutto vita.

Differenza infinita

Non sia ch'or manifesti

Da quei del volgo questi?

Quei corpi morti son, di spirito privi,

questi spiriti corporei e sempre vivi.

O gran mercurio nostro, in te s'aduna

Argento, e oro estratto

Dalla potenza in atto

Mercurio tutto Sol, Sol tutto Luna,

Trina sostanza in una:

Una che in tre si spande.

O meraviglia grande

Mercurio, solfo, e sal, voi mi apprendete

Che in tre sostanze voi sol una siete.

Ma dov'e' mai questo mercurio aurato

Che sciolto in solfo, e sale

Umido radicale

Dei metalli divien seme animato

Ah ch'egli e' imprigionato

In carcere si dura,

Che perfin la natura

Ritrar nol puo' dalla prigione alpestra,

Se non apre le vie arte maestra.

L'arte dunque che fa? Ministra accorta

Di natura operosa

Con fiamma vaporosa

Purga il sentiero, e alla prigion ne porta

Che non conta altra scorta

Non con mezzo migliore

D'un continuo calore

Si soccorre a natura; ond'ella poi

Scioglie al nostro mercurio i ceppi suoi.

Si, si questo mercurio animi indotti

Sol cercar voi dovete

Che in lui sol potete

Trovar cio', che desian gl'ingegni dotti

In lui gia' son ridotti

In prossima potenza

E Luna, e Sol; che senza

Oro, e argento del volgo, uniti insieme

Son dell'argento e l'oro il vero seme.

Per ogni seme inutile si vede

Se incorrotto e integro

Non marcisca e vien negro.

Al generar la corruzion precede

Tal natuta provede

Nell'opre sue vivaci

E noi di lei seguaci

Se non produrre aborti al fin vogliamo

Pria negreggiar, che biancheggiar dobbiamo.

O voi, che a fabbricar l'oro per l'arte

Non mai stanchi traete

Da continuo carbon fiamme incessanti,

E i vostri misti in tanti modi, e tanti

Or fermate or sciogliete,

Or tutti sciolti or congelati in parte

Quindi in remota parte

Farfalle affumicate, e notte, e giorno

State vegliando a' stolti fochi intorno.

Dall' insane fatiche ommai cessate

Né piu' cieca speranza

Il credulo pensier col fumo indori

Son l'opre vostre inutili sudori:

Ch'entro squallida stanza

Sol vi stampan sul volto ore stentate.

A che fiamme ostinate ?

Non carbon violento, accesi faggi

Per l'hermetica pietra usano i saggi.

Col foco, onde sotterra al tutto giova,

Natura, arte lavora

Che imitar la natura, arte sol deve:

Foco che vaporoso, e non e' leve,

Che nutre, e non divora

Ch'e' naturale, e l'artificio il trova

Arrido, e fa che piova,

Umido, e ogn'or dissecca, acqua che stagna

Acqua che lava i corpi, e man non bagna.

Con tal foco lavora l'arte seguace

D'infallibil natura

Ch'ove questa manco', quella supplisce:

Incomincia natura, arte finisce,

Che sol l'arte depura

Cio' che a purgar, natura era incapace.

L'arte e' sempre sagace,

Semplice e' la natura, onde la scaltra

Non spiana una le vie, s'arresta l'altra.

Dunque a che pro' tante sostanze e tante

In ritorte, in lambicchi,

L'unica e' la materia, unico il foco!

Unica e' la materia, e in ogni loco

L'hanno i poveri e i ricchi

A tutti sconosciuta, e a tutti innante

Abietta al volgo errante

Che per fango a vil prezzo ognor la vende.

Preziosa al Philosofo, che intende.

Questa materia Sol tanto avvilita

Cerchin gl'ingegni accorti,

Che in lei quanto desian, tanto s'aduna.

In lei chiudonsi uniti, e Sole, e Luna,

Non volgari, non morti.

In lei chiudesi il foco, onde han la vita.

Ella da' l'acqua ignita

Ella la terra fissa, ella da' tutto

Che infin bisogna a un intelletto istrutto.

Ma voi senza osservar che un sol composto

Al filosofo basta

Piu' ne prendete in man Chimici ignari

Ei cuoce in un sol vaso a i rai solari

Un vapor, che s'impasta,

Voi mille paste al foco avete esposto:

Cosi' mentre ha composto

Dal nulla al tutto Iddio, voi finalmente

Tornate il tutto al primitivo niente.

Non molli gomme, od escrementi duri

Non sangue, o sperma humano

Non uve acerbe, o quinte essenze erbali

Non acque acute, o corrosivi sali

Non vitriol romano,

Arridi tachi, od, antimoni impuri,

Non solfor, non mercuri

Non metalli del volgo, al fin adopra

Un artifice esperto a la grand'opera.

Tanti misti a che pro’, l'alta scienza

Solo in una radice

Tutto restringe il Magisterio nostro:

Questa, che gia' qual sia chiaro v'ho mostro,

Forse piu' che non lice;

Due sostanze contien, ch'hanno una essenza

Sostanze, che in potenza

Sono argent'e sono oro; e in atto poi

Vengono, se i lor pesi uguagliam noi.

Si che in atto, si fanno argento e oro

Anzi uguagliate in peso

La volante si fissa in solfo aurato:

Oh solfo luminoso, oro animato

In te del sole acceso

L'operosa virtu' ristretta adoro!

Solfo tutto tesoro

Fondamento dell'arte, in cui natura

Decoce l'or, e in elissir matura.

 

Il Fine