"Atalanta Fugiens Fuga III°"

Michaël Maier 1687

Il documento che presentiamo alle considerazioni dei nostri ospiti è ripreso dalla rivista internazione di Alchimia "Kemi-Hathor" numero 14 febbraio 1985, ed è a firma di Bruno Cerchio. Nato a Torino nel 1954, Bruno Cerchio si è laureato in filosofia con una tesi sull'esoterismo musicale di Skrjabin, è diplomato in composizione presso il Conservatorio di Milano e insegna quest'ultima materia al Conservatorio di Novara. È autore di studi musicologici, esoterici, e di composizioni musicali, alcune delle quali eseguite in vari festival di musica contemporanea.  Ha curato la prima traduzione italiana dell'Atalanta Fugiens di Michael Maier (Edizioni Mediterranee, Roma 1984), compresa la trascrizione in notazione moderna delle musiche accluse nel testo.

Il documento è opera della maestria dell'autore ed obbliga soltanto quest'ultimo. Ogni diritto è dichiarato.

© Bruno Cerchio

Quando si parla di musica e alchimia il pensiero corre subito all'Atalanta Fugiens di Michael Maier, non perché manchino altri legami tra mondi solo così apparentemente lontani (chè anzi - se pur sottile - un fil rouge lega le due attività lungo i millenni) ma in quanto nel capolavoro dell'alchimista seicentesco il connubio tocca il vertice dell'internazionalità e dell'appariscenza. Libro più citato che letto, l'Atalanta Fugiens ha avuto pochissime edizioni moderne, e cioè (salvo omissioni):

1) Kassel 1964 (anastatica) curata da L.H. Wüthrich;

2) Leiden 1969, curata da H.M.E. de Jong;

3) Paris 1969; curata da E. Perrot.

Esce ora, per la cura di chi scrive e i tipi delle Edizioni Mediterranee, l'edizione italiana. Rispetto a quella di Perrot (l'unica ad aver avuto, nonostante la tiratura limitata, una certa diffusione) la nostra si differenzia per due fatti fondamentali: innanzi tutto l'edizioni di Perrot (ricchissima di apparato critico) è piuttosto inficiata nella presentazione del curatore da un certo atteggiamento sentimental-religioso tipico dell'attuale scuola ermetica francese; si è da noi preferito ridurre l'apparato critico (considerando che il libro esce in una collana specialistica quale la Biblioteca Ermetica) e restituire, nell'Introduzione, il testo alla sua dimensione storica ed esoterica. Poi (last but not least) la pubblicazione in appendice della trascrizione in notazione moderna delle musiche.

 

È possibile consultare la scheda del Testo nella sezione dedicata:

Atalanta Fugiens

 

È consuetudine reprensibile e poco coerente citare l'Atalanta per la sua unicità alchemico-musicale e subito trapassare oltre, mostrando di tenere in non cale l'intimo pensiero dell'Autore.

Sul quale converrà spendere qualche parola.

Michael Maier (1566-1622) si addottorò nel 1596 in medicina a Basilea e nel 1597 in filosofia a Rostock. Dal 1608 fu a Praga in qualità di medico personale di Rodolfo II (il celebre imperatore-alchimista) fino alla morte di quest'ultimo (1612); in seguito viaggiò molto, in Inghilterra conobbe Robert Fludd, e concluse i suoi giorni come medico personale del Langravio d'Assia.

Le sedici opere del corpus maieriano (cui si aggiunge una diciassettesima - postuma - del 1624) escono tutte negli otto anni precedenti la morte dell'autore, il che fa presumere che in buona parte siano state concepite nell'anteriore periodo praghese. Ma i veri responsabili di questa intensa fioritura sono il solerte editore Jean Théodore de Bry, operante in Oppenheim, e, prima ancora, l'illuminato ma breve regno (1613-1620) di Federico V, Elettore palatino, e di sua moglie Elisabetta, figlia di Giacomo I d'Inghilterra.

L'Atalanta Fugiens (1617) si colloca quale ideale centro dell'alchimia maieriana. Oltre che trattato d'ermetismo essa può essere considerata il primo esempio di sinestesia artistica: infatti si compone di cinquanta incisioni su rame, ognuna corredata da un epigramma, una fuga a tre voci sull'epigramma stesso e un Discorso esplicativo.

Non mancano nell'antecedente ermetismo ottimi esempi iconografici, né tentativi d'adornare artisticamente l'orazione, ma il lavoro di Maier stupisce per sistematicità. Impossibile illustrare tutte le motivazioni di fondo, ma non si può passar sotto silenzio la principale: il Rosacrocianesimo.

Sui primi anni del XVII secolo infatti i due anonimi manifesti rosacruciani avevano immediatamente fatto sorgere la leggenda di questa setta filantropica e occulta i cui sapientissimi adepti, tutti medici valenti e depositari di un sapere scientifico ignoto alla scienza ufficiale, si sarebbero prodigati per il bene dell'umanità, sparsi per le città del mondo e celati sotto mentite spoglie.

 

Il testo dei due manifesti con commento, è consultabile in questa stessa sezione:

I manifesti rosacrociani

 

Che valent'uomini come Michael Maier, Robert Fludd, Francis Bacon, Elias Ashmole e altri si esaltassero in questi sogni a noi può parere ingenuo, ma dobbiamo tener conto di quanto vigorosa fosse l'ansia di rinnovamento al declinare del periodo rinascimentale. Il mito rosacrociano scatena il meccanismo dell'utopia (si pensi a Christianopolis di Andreae o alla New Atlantis di Bacon): la città ideale dei rosacrociani è sì governata da filosofi e dotti come la Repubblica platonica, ma di questa bandisce gli aspetti austeri ed elitari. Tutti devono imparare, e imparare con diletto: la città perfetta risuona di canti e s'adorna d'immagini che piacevolmente istruiscono.

Per un mondo simile nasce l'Atalanta Fugiens. Il poderoso spiegamento d'arte non è fine a sé, ma s'investe d'una funzione didascalico-pedagogica, quasi a rinnovellare il provenzale gai savoir. L'enigma alchemico, impervio e frustrante lungo tutta la trattatistica medievale, diventa davvero un ludus puerorum nell'opera di Maier, e vive una feconda contraddizione: che senso ha, infatti, rendere piacevole e apparentemente facile l'enigma, se poi questo è destinato a rimanere tale? È del resto un problema comune a tutta quell'alchimia emblematica seicentesca (De Lapide Philosophico, Viridarium chemicum, ecc.) che per alcuni versi è proprio inaugurata dall'Atalanta Fugiens. Scomparsi dalle illustrazioni alambicchi e storte, che ancora apparivano in Kunrath, troviamo solo più scene arcadiche, favolistiche, mitiche; e se nei testi tuttavia si parla di Zolfo e Mercurio è perché sono termini tecnicamente insostituibili.

Il dilemma si dissipa allor che si consideri come tutte queste opere non intendano passivamente insegnare argomenti positivi, ma invitare allo scavo interiore: l'allettante cornice estetica si trasforma essa stessa in oggetto d'indagine. Tanto più che Maier si compiace d'utilizzare tale veste per intesservi simboli sfuggenti e riferimenti preziosi: si potrebbe quasi dire che la mitopoiesi ermetica viene ampliata a nuovi campi. Due di questi soprattutto portano a risultati originali: la musica e il mito classico.

La musica nell'Atalanta è totalmente calata nella sua funzione di simbolo. Le cinquanta fughe a tre voci sono difatti in realtà canoni a due voci sovrapposti ad un tenor, identico in tutte le fughe: la prima voce è detta Atalanta fugiens, la seconda Hippomenes sequens e il tenor Pomum morans; tutti e  tre sono così allegoricamente legate dal riferimento mitico. Fiamminghismi, madrigalismi e severo contrappunto rendono queste fughe compassate e stilisticamente superate rispetto alla produzione contemporanea: tali espedienti però sono finalizzati al gusto per l'enigma inscindibile dagli intenti di Maier. Impensabile un altro linguaggio musicale nell'Atalanta Fugiens, tanto più che i diversi canoni chiave o comunque complicati da qualche arzigogolo contrappuntistico si inseriscono perfettamente nella tradizione enigmistica ermetica.

Un esempio per tutti, Nell'Emblema XLVI Giove lancia da Delfo due aquile, una verso Oriente e l'altra verso Occidente, le quali dopo aver toccato i punti estremi del mondo tornano al luogo di partenza. La musica rende l'immagine con un canone a specchio per moto contrario che a metà diventa retrogrado: oltretutto esso è graficamente sistemato in modo che la prima voce si legge da destra a sinistra e la seconda da sinistra a destra, ma entrambe a metà strada tornano sui propri passi.

Un dubbio che ha attanagliato lo scrivente durante il lavoro di trascrizione e realizzazione riguarda i numerosi errori di stampa: poiché si è lavorato sulla ristampa del 1618, pare perlomeno strano che non siano stati corretti dall'autore, e forse non è lavorar troppo di fantasia presumere in alcuni casi una specie di sottolineatura simbolica (tanto più che la maggior parte di questi svarioni può essere corretta grazie alla rigidità del meccanismo canonico). Facciamo qualche esempio. Si trovano sbagli musicali sopra i termini: terna magisterii (Fuga XXXVII) uno corpore (XXXVIII) arte (XLII) excelso (XLIII) Osirim e Sophiae (XLIV) ecc. e molto probabilmente la mancata correzione di queste "sviste" (noi stessi in un caso - la Fuga XLIV - siamo dovuti intervenire piuttosto pesantemente) ad aver prodotto l'impressione di sgradevolezza che E. Perrot e J. Read segnalano riguardo all'unica esecuzione moderna nota di queste musiche: quella del 1935 a Londra, effettuata dal coro del St. Andrew's College.

 

Un esecuzione moderna delle 50 fughe e i 50 emblemi sono fruibili nella sezione dedicata:

Atalanta Fugiens

 

Le cinquante spendide incisioni (attribuite a M. Merian) costituiscono la più appariscente ricchezza dell'opera di Maier, e permettono di accostarsi all'altra importante sua dimensione: il rapporto col mito classico. Quest'ultimo infatti è presente in quantità precedentemente insospettabile in un testo alchemico; l'idea novissima che guida il Nostro è, invero, la mitologia esser un semplice rivestimento favolistico di verità ermetiche: Maier in ciò è un vero antesignano, precorrendo sia Pernety che i più recenziori studi di mitologia comparata, poiché nel libro si alternano volutamente noti simboli alchemici ed episodi mitici da Maier delucidati come corrispondenti. L'aria di sincretismo che spira da quell'atteggiamento è ancora più evidente scorrendo i Discorsi esplicativi i quali (giustamente) più che spiegare si diffondono con capriccioso enciclopedismo in noterelle di storia naturale, di medicina, di aneddotica, e così via.

Che atteggiamento dovrà tenere il moderno ermetista nei confronti di una opera siffattamente originale?

Di ammirazione e sospetto. Ammirazione perché, considerata nella sua totalità, l'Atalanta Fugiens è forse il più bel libro d'alchimia in assoluto.

Sospetto perché Maier, più che mirare al risultato dell'aurea ricerca, della ricerca stessa sembra compiacersi, rivelando embrionalmente in sé già l'atteggiamento del moderno scienziato. E candidamente confessa il fallimento della sua attività alchemica, non essendo riuscito a strappare (come dice) che poche penne alla rubea fenice.

Con Michael Maier inizia, forse, la decadenza dell'alchimia.

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