Il Fr. Giuseppe Gabrieli ha rinvenuto nell'Archivio di Stato di Napoli (Archivio Borbone Primo inventario fascio n. 713 fascicolo n. 7.)  un curioso documento sul generale Vito Nunziante.
Questo documento è parso, al colto ricercatore, ricco di interesse sull'inesausto problema della relazione Massoneria-Carboneria. Ne ricava che i membri delle due istituzioni «agivano in intimo contatto e che perfino i banchetti rituali vedevano riuniti fratelli e cugini».
«Vi si rinviene la Massoneria impegnata in prima persona con la detenzione del Maestro Venerabile, barone Melocchi, complice nell'omicidio del tenente Falegiano.
«Queste, naturalmente, sono le espressioni usate dal relatore, ma è facile comprendere che il tenente Falegiano cadde negli scontri che in quel periodo avvennero in Sicilia e che non si trattò di un proditorio agguato organizzato dalle logge di Siracusa
.
«Quanto al generale Nunziante, è fin troppo evidente che la relazione schizza veleno da tutte le parti: il generale veniva dalla gavetta ed aveva raggiunto l'apice della carriera grazie al suo passato di capo partigiano impegnato contro i francesi in difesa dei Borboni.
«Nel 1820 egli abbracciò, come tanti altri, la causa dei liberali, perché aveva capito che certe istituzioni dovevano cambiare; non certo l'istituto monarchico, che non era affatto in discussione.
«L'accusa più bella rivolta al generale è quella di aver favorito tanti fratelli che, grazie a lui, conservarono la vita e l'impiego!».

 


MEMORIE ISTORICHE
Sulla vita politica militare tenuta dal Tenente Generale D. Vito Nunziante dal mese di Giugno 1820, epoca precedente alla cospirazione verificatasi in Luglio d.o anno e durante l'epoca della sedicente Costituzione.

 


1°: Trovavasi il Ten.te Generale D. Vito Nunziante all'epoca di Giugno 1820 al comando della Divisione Territoriale delle tre Calabrie, e faceva per lo più il di lui domicilio in Tropea ove sin dal 1817 esisteva un'Alta Magistratura di Carboneria, sotto il titolo della Magna Grecia Riunita, come ormai ben si conosce tra i Calabresi veri Realisti. Non mancava però, il medesimo Sig. Generale, di esser consapevole del tutto, mentre sebbene non fosse stato complice nel fatto, pure godeva il buon umore di tutt'i liberali, poiché un di lui compare, ed intimo confidente di cognome Galluppi della d.a Città di Tropea presiedeva alla d.a Magistratura, e che anzi Egli, per dar maggior comodo alle grandi riunioni provinciali, che all'oggetto si tenevano in Tropea, fingeva, al tempo precisatogli dal Galluppi, di fare il giro della Divisione da lui comandata. In fatti ben si conosce ora dal nesso e dalla storia della cospirazione verificatasi in Luglio 1820, che nel mese di Aprite del med.o anno delle deputazioni girarono per le Provincie, onde assicurarsi presso dei Capi de' Corpi, e de' Comandanti le Divisioni Territoriali, della cooperazione della Forz'armata di loro comando per l'esecuzione dell'infame disegno; ed Egli il sig. Nunziante, come tutti gli altri Generali, ricevé una delle menzionate deputazioni che gli venne presentata dal di lui amico Sig. Galluppi di Tropea, mentre lo stesso finse di andare a caccia nel di lui bosco di Rosarno, promettendo alla stessa deputazione ch'Egli non sarebbesi mai opposto al voto unanime della Nazione, che domandava una Costituzione, ed é questo ormai un notorio, come si é rilevato dal detto di molti Calabresi veri Realisti. Egli perciò lungi dal manifestare al Governo questi primi attentati all'Ordine pubblico, ed alla sicurezza ed indipendenza del Trono, non faceva che assicurare il Governo del contrario; cioè della permanente tranquillità che regnava in tali materie nell'animo di tutt'i Calabresi, come potrebbe rilevarsi dai rapporti da lui diretti al Capitan Generale Principe di Nugeant, ed al Ministro di Grazia e Giustizia Sig. Marchese Tommasi.
D'altronde poi questa di lui condotta in Calabria era figlia benanche dell'interesse personale, posto che Egli, durante tutta l'epoca del di lui comando colà, non si occupava che a far de' contrabbandi di accordo col Commissario di Guerra Sig. Coccioli; che ora trovasi in attività di servizio nella Real Piazza di Messina, quali contrabbandi Egli non avrebbe potuto eseguire senza la protezione de' liberali; e senza di che non avrebbe potuto acquistare quelle enormi ricchezze che attualmente possiede in Calabria, e che pur troppo sono note al Governo medesimo, poiché lo stesso nel 1815 non era che un semplice Colonnello di Fanteria.


2°: Alla precisata epoca di Giugno 1820 scovertasi dal Governo l'infedeltà dell'ex Ten.te Generale Colletta, che comandava la Divisione Territoriale di Salerno e Basilicata, fu il d.o Tenente Generale Nunziante richiamato per via di telegrafo dalle Calabrie, onde recarsi a rilevare al suddivisato comando l'ex Ten.te Gen.le Colletta. Con freddezza però Egli esegui il d.o movimento, poiché il suo cuore era titubante; e non giunse in Napoli che verso la metà del medesimo Giugno 1820, ove si trattenne, sotto pretesto di dover riordinare i di lui affari sino all'epoca del 1° Luglio med.o anno, nella qual'epoca essendo di già avvenuta la diserzione del Reggimento Borbone Cavalleria, ed i primi movimenti degl'Insorgenti nella Divisione di suo carico, fu costretto repentinamente recarsi al di lui posto la sera del 1° del d.o Luglio, ove rinvenne il Maresciallo Principe di Campana, che lo aveva preceduto per comandare una Brigata di diverse Truppe, che doveano agire in concerto di lui. In fatti dopo aver cenato la sera in unione del Principe di Campana, quest'ultimo nella notte med.a si pose in movimento alla volta di Solofra, onde dare i primi colpi ai ribelli; ed Egli il Nunziante, lungi di ravvivare su tutta la linea l'offensiva contro gl'insorgenti di quelle Regioni, appoggiando immediatamente le operazioni di Campana il giorno 2; cioè sboccare da Salerno per Campagna d'Eboli di lui Patria, passando il Fiume sotto ad Auletta che poscia va a confluire nel Sele, ed attaccare così bruscamente di rovescio e di fronte gl'insorgenti, manovrando a traverso del prolungamento della catena degli Appennini, che separa la Provincia di Salerno dalle due Provincie di Basilicata a dritta, ed Avellino a sinistra: e così metters'in comunicazione colla sua sinistra alla Brigata Campana, che avea eseguito delle belle manovre, e con vantaggio sù i ribelli nella direzione di Solofra; e la sua dritta, con una porzione delle di Lui Truppe, stendendola per la catena delle Montagne che conducono da Auletta in Basilicata, per indi aprirsi una comunicazione, onde appoggiare con vantaggio le belle operazioni, e l'attacco dato dal bravo Colonnello dello Stato Maggiore Sig. Delcarretto nel circondario di Vietri di Potenza, e con tanto buon risultato. Egl'invece se ne rimase paralizzato in Salerno, alla guisa che la Brigata Campana rimase inviluppata, e costrett'a ritirarsi alla volta di Nocera e Pagani; ed il piccolo Corpo comandato dal prelodato Colonnello Delcarretto rimasto isolato, per non essere state appoggiate le sue operazioni da quelle del Tenente Gen.le Nunziante, mentre vi sarebbe stato tutto il tempo, perché il Delcarretto dopo dato l'attacco si mantenne fermo fino al dopo pranzo del giorno 8 che giunse il Dispaccio di S.M.
Il giorno 4 poi il medesimo Sig. Nunziante non ostante gli rimproveri ricevuti dai Capitan Generale Principe di Nugeant con una lettera Ministeriale direttagl'in Salerno, ed il di cui registro deve certamente esistere sullo Stato Maggiore Gen.le dell'Esercito, o presso il Colonnello De Brochetti, che richiamandolo ai doveri di un Generale di onore, e della fiducia che in lui avea riposta S.M. lo imputava di non aver Egli spinto le sue Truppe avanti, onde appoggiare le sagge operazioni eseguite dai due prelodati Uffiziali Superiori: il Nunziante invece abbandonò Salerno in tale stato di cose, e con una vergognosa contromarcia si ritirò sopra Nocera (vale a dire una marcia in dietro), ove rinvenne le Truppe comandate dal Generale Principe di Campana, che di mano in mano si ritiravano a quella volta, per essere state inviluppate dai ribelli, e scoraggiate dalla marcia retrograda che aveano vedute eseguite dal di loro Comandante in Capo Sig. Tenente Gen.le Nunziante, porzione sbandandosi, e porzione dandosi alla parte dei ribelli. E quivi giunto, il d.o Sig. Gen.le Nunziante, scrisse al Re quella lettera, che pur troppo si conosce e che tanto disonore gli farà nella Storia Militare, mentre un Generale che vien spedito da un Monarca per opporsi ad una ribellione di popoli non ha altra volontà che la sola passiva, cioè attaccare, farsi distruggere, ammazzarsi, e mai entrare in deliberazioni., tali, di scrivere una lettera per sino allo stesso Monarca, che lo avea colà inviato.
Questi sono fatti che la Storia giammai potrà smentire, e sembrano essere abbastanza le chiare conseguenze, e le prove manifeste delle deputazioni da lui ricevute in Calabria, come sopra si é accennato, e le promesse da lui fatte.


3°: Consumata la scena ritornò Egli in Napoli, ove, qual autore di quella lettera, ricevé subito gli omaggi di tutt'i Generali ch'erano stati a parte della cospirazione, e particolarmente dagli ex Tenenti Generali Colletta, e D. Gabriele Pedrinelli; e quest'ultimo, con cui Egli si attaccò più di tutti in amicizia, gli fece subito ottenere un Diploma di Maestro Carbonaro del Dicastero della vendita dal Pedrinelli med.o fondata, che teneva le sue sedute, e dove lo stesso presedeva alla strada di S. Mattia N. ...In virtù di qual diploma presentato all'Alta Vendita Militare, gli fu subito proporzionato il comando della Divisione Territoriale del Vallo di Noto. In fatti Egli pieno di trasporto si recò subito al nuovo comando, seguendo però la volta delle Calabrie, e portandosi direttamente in Tropea, ove la sua entrata, preceduta dal di lui amico Galluppi più sopra quistionato, fu un vero trionfo. Ciò neanche bastò: s'imbarcò Egli alla fine di Agosto a Tropea per Messina in compagnia dello stesso Galluppi, perché dovendo recarsi prima in Messina, e poscia in Siracusa, bramava, onde accreditarsi presso i liberali, di entrare in compagnia del Galluppi tanto rinomato nelle Calabrie, ed in Messina pel di lui spirito di effervescente liberale.
In fatti, entrò così Egli in Messina alla fine di Agosto, e la sua entrata fu un secondo trionfo; e quivi si trattenne fino alla metà circa del mese di 7mbre, ove girò quasi tutte le vendite carbonarie di quella Piazza col diploma di Maestro, munito della propria firma del Tenente Generale Pedrinelli; e che per effetto del d.o diploma, e della compagnia perenne, che al di lui lato avea del ripetuto amico Galluppi, ottenne i gradi, ed i diplomi di dignitario di Carboneria.


4°: Successivamente nell'epoca di 7mbre 1820, Egli s'imbarcò in Messina alla volta di Siracusa, ove giunse il giorno 22 d.o mese, e fu ricevuto con generale giubilo dei liberali, e di quella Guarnigione, per essersi Egli subito presentato coi specificati requisiti all'appoggio alla prima Vendita Carbonaria (per essere la più antica di tutte) colà esistente, sotto il titolo distintivo La Virtù Risorta, nella quale Vendita vi si trovavano tra gli altri dignitari di Carboneria, ed Apostoli della così detta Camera Arcipatriarcale i seguenti Uffiziali:
Il Brigadiere Delcartes, allora Comandante del Vallo di Noto, Presidente del Decastero provinciale, e gran dignitario della Setta, che trovasi presentemente al comando del Vallo di Palermo.
Il maggiore Resta, allora Aiutante Comandante della Divisione Territoriale, similmente gran dignitario della Setta; presentemente trovasi in Gaeta al comando del I" Battaglione del Reggimento Real Palermo.
Il Capitano Mezzingher, allora Comandante l'Artiglieria della Piazza, Presidente della così detta Camera Arcipatriarcale carbonaria di Siracusa, presentemente trovasi per Aiutante Magg.e del Reggim.o Regina Artiglieria, stazionato in Napoli col Quartiere in S. Domenico Maggiore.
I Capitani del 4° Leggiero D. Odoardo Rolla e D. Natale Maglia, e tutti gli altri Uffiziali del med.o Battaglione, che alla present'epoca trovansi tutti in attività nei Reggimenti di Fanteria di Linea.
E finalmente il Commissario di Guerra Ortolani, anche gran dignitario della Setta, e che ora trovas'in Napoli alla Intendenza Gen.le dell'Esercito.


5°: Dopo pochi giorni colà giunto il ripetuto Sig. Tenente Gen.le Nunziante, in virtù de' sopra specificati requisiti, fu ricevuto in unione del di lui figlio nella Loggia di Masoneria colà esistente, sotto il titolo distintivo (!) Damone e Pizio col grado di Maestro e dove, per essere Egli un dignitario di carboneria, venne dispensato dalle solite formalità appartenenti alla Setta. Nella d.a Loggia vi erano in di lui compagnia tutt'i sopra espressati soggetti, non meno che altri pagani di Siracusa, il di cui così detto Venerabile era il Barone Melocchi; presentemente detenuto nella prigione di Siracusa per la complicità nell'omicidio del Tenente Falegiano; e quasi tutt'i giudici della G. Corte Civile, e Criminale, che trovansi tuttavia impiegati.


6°: Non tardò guari a giungere in quella Piazza per organizzatore del sistema rivoluzionario l'Abate Minichini. Ecco la prima volta che si è veduto il Comandante Supremo di una Divisione Militare, e Governatore di una Piazza di Guerra andare a render visita in Corpo, cioè con tutta la Guarnigione all'Abate Minichini. Ma chi mai rappresentava l'Abate Minichini in quella Piazza per rispetto alle Autorità Militari? Un semplice demagogo. E tale ricevimento fatto al citato Minichini gli apprestò viemaggiormente il braccio, ed il buon umore dei liberali di Siracusa; qual buon umore però, tosto si cambiò in malinconia per parte sua, ed anche di una porzione dei liberali stessi verso dell'ultimo, poiché il divisato Sig. Ten.e Gen.le Nunziante non solo non ebbe restituita la Diplomatica visita, ma avendo invitato il ribelle Minichini ad un pranzo nella di lui Casa, questi rifiutò formalmente andarvi, perché era divenuto invidioso che il Ten.te Gen.le di cui fo parola, godeva i generali suffragi de' liberali al par di lui. Qual male umore ben presto si cangiò benanche in discredito per il quistionato Generale, di maniera che dové Egli principiare a giustificarsi presso tutte le Vendite Carbonarie e Logge Masoniche di Siracusa. Allora fu dunque che Egli girando per le dette, divenute pubbliche e non più recondite unioni, con un incartamento niente meno contenente i seguenti pezzi all'appoggio! che forse forse, non solo lo rendeano Eroe al par del Demagogo Minichini, ma ancor di più, come qui appresso si rilevano:


1: Un certificato di Galluppi, e compagni della Deputazione presentatagli dallo stesso, e da Egli ricevuta in Calabria, della promessa fatta alla meda che non sarebbesi giammai opposto al voto unanime della Nazione per la Costituzione.
 

2: La citata Ministeriale di rimprovero che gli faceva il Capitan Gen.le Principe di Nugeant in Salerno, per non aver Egli attaccato i ribelli, come sopra si é espressato; il tutto conseguenza della promessa, che il Nunziante in proposito trovavasi prima già fatta.
 

3: Un'altra Ministeriale dell'istesso conio, ed anche più forte, del Ministro di Grazia e Giustizia Marchese Tommasi, direttagli benanche in Salerno, e da lui neanche curata.
 

4: Finalmente la lettera da lui scritta a S.M. segnata in Nocera, come sopra è stata ben precisata...
 

7: In tale stato di cose adunque le due Sette riunite (!!) ad insinuazione del più volte menzionato Sig. Tenente Gen.le Nunziante immaginarono dare un gran banchetto così detto di rito, onde far riappacificare gli Eroi neonati Minichini e Nunziante. In fatti eseguito venne il d.o banchetto, ed i Commensali furono al numero di trecento, e che all'oggetto dové adoprarsi per Locale il gran Salone del Seminario di Siracusa. È ben inutile dire la maniera con la quale era adornato il d.o Salone, onde far pompa di democrazia, e di disprezzo al Governo Monarchico; solo è da far rimarcare che trovandosi tra que' settarj un Uffiziale della Guarnigione ch'era improvisante (?), recò molto stupore a parecchi di quei Settarj il vedere, che il Ten.te Generale in proposito, in un luogo allora tanto pubblico, come allora rappresentava quello, dare tra gli altri temi, benanche di quei contro i Governi Monarchici assoluti, e ciò pel sol'oggetto di accattivarsi vieppiù l'animo del Demagogo Abate Minichini e di tutta la Società Madre.
In conseguenza del d.o Banchetto Egli divenne l'amico del succennato Minichini, e giurò eterno consorzio al di lui sistema rivoltoso; quale Abate ne' dì seguenti si recò di sovente a pranzare in Casa del med.o Sig. Generale Nunziante, che per sempreppiù, e viemmaggiormente dimostrare il di lui spirito di democrazia, teneva a norma degli antichi Generali repubblicani Francesi giornalmente alla di lui mensa tutti gli Uffiziali della Guarnigione; e la stessa era preparata con un Trofeo in mezzo con due Scuri incrociate, e ligate alla bandiera della Setta Carbonaria.
 

8: Ai principi di Xmbre 1820 al Generale Roth gli fu ordinato dal Governo Costituzionale di allora di mettersi subito in marcia da Palermo per la volta di Siracusa a rilevare il Generale Nunziante, di cui più volte si é fatto parola, destinato quest'ultimo al Comando della Divisione Territoriale di Messina. Qui si vide tutta la Società Madre, e le filiali di tutto il Valle di Noto, che principiarono a gridare altamente contro tale disposizione, anzi i più riscaldati settarj presero le armi, onde far terrore a chi si volesse opporre ai di loro disegni, e dissero: il nostro buon cugino Generale Nunziante sarà sempre in mezzo al nostro Consorzio; Egli non uscirà da questa Piazza, per essergli surrogato un Caldeo. A quali clamori tutte le Deputazioni delle vendite filiali della Società Madre del Valle di Noto, cioè i primi dignitarj, si recarono in Siracusa per estrinsecare i medesimi sentimenti, ed all'oggetto fu stabilita una riunione nella così detta Camera Arcipatriareale, onde deliberare sull'assunto in quistione. Per tanto in tale stato di cose, il Tenente Gen.le Nunziante, per dimostrare una moderazione patriottica, si appartò da Siracusa, e si recò nella Piazza di Augusta 18 miglia distante dalla prima, finché la Deliberazione non fosse terminata. E siccome il povero Generale Roth (di felice memoria) erasi già messo in movimento da Palermo per Siracusa, delle Deputazioni furono subito spedite, ed accompagnate da gente armata della Setta, ad un paese 14 miglia distante da Siracusa chiamato Melillo, ch'é l'ultimo che trovasi sulla strada di terra, quando da Palermo si tappa per Siracusa. Colà giunto quel povero Generale trovò l'intimazione di non dover proseguire la di lui rotta per Siracusa, né presentarsi sotto le mura della medesima, se prima la Società Madre riunita in Assemblea deliberante non avesse deciso la sua sorte. In fatti, dopo cinque giorni al Generale Nunziante gli fu imposto di ritornare in Siracusa, ed al Generale Roth di ritornarsene in Palermo, essendo questo il voto unanime di tutt'i popoli del Valle di Noto, mentre nel tempo stesso una Deputazione partì subito per Palermo a notificare questa Decisione a quel Governo, cioè che si era dovuto adottare tale misura, onde non promuovere l'insurrezione nel Valle di Noto colla presenza del Generale Roth da loro chiamato Caldeo, e perciò nemico di quel sistema.


9: Finalmente ai principi di Febbraio il Generale in oggetto venne richiamato al comando generale delle Armi di Sicilia in vece dell'ex Generale Colletta: mettendosi alla vela per Palermo per la via di mare, e transitando per Messina, ove fu accolto col solito giubilo generale di tutt'i liberali, che a bella posta gli diedero un Banchetto nell'Alta Vendita preseduta dall'Abate Cespes. Nel med.o Egli ebbe de' Brindisi demagoghi, onorandolo di quanto avea operato nel Valle di Noto a pro del loro sistema immaginario; e poscia si mise in movimento per Palermo, dove giunse alla fine di Gennaio, benanche con pieno applauso de' liberali. Recava Egli sempre con se una Cassa di Opuscoli stampati dal di lui Amico Galluppi in occasione della Patria liberata, e che dispensava gratis per tutt'i luoghi ove transitava; e di cui molte copie ne avea distribuite benanche in Siracusa a quei liberali, sempre per acquistar nuovo credito presso di essi.
Alla pur fine Egli stando in Palermo non cambiò di scena, che allora quando seppe per via di Telegrafo la disfatta riportata a Rieti dall'ex Generale Guglielmo Pepe.
Avvenuto in ultimo il cambiamento, ed il ristabilimento del primiero ordine di cose, Egli rimase in Palermo al comando gen.le delle Armi, ed ivi stampò un Opuscolo contro i Ministri De Medici e Tommasi, dedicandolo al Principe di Canosa, attribuendo ai due primi Ministri la vera sorgente della Rivolta accaduta: ottenne Egli così i sinceri auspicj di S.E. il Principe suddetto, il quale non solo lo sostenne per Comandante delle Armi in Sicilia, ma lo fece nominare da S.M. Presidente della 2" Giunta Gen.le di Scrutinio di tutt'i militari, che fecero parte durante l'epoca del nonilunio della Guarnigione di quell'Isola. E ben si comprende ora perché tutt'i Militari, ed Impiegati dipendenti dal ramo della Guerra, che nell'epoca del nonilunio figuravano nella scena in sua unione, sono tutti rimasti in piena attività di servizio, essendo stati scrutinati da quello stesso, che doveva essere il primo di tutti ad essere scrutinato fra loro.
Facil cosa dunque é oggi il conoscere, perché, quando Egli ha avuto l'onore di esser nominato da S.M. Ispettore Generale dell'Armata di Linea, si ha scelto uno Stato Maggiore Tutto uniforme ai di lui sentimenti versipelli; e fatti per figurare in tutte le scene, mentre basta sù tale assunto nominare il Tenente Colonnello Desouget, ed il Capitano grad.o da Maggiore Smith, per non aver più che dire intorno al di lui carattere soggetto a diverse definizioni.
Napoli 30 7mbre 1824