Che Garibaldi fosse un massone lo sanno tutti, che la stragrande maggioranza dei suoi ufficiali e collaboratori lo fossero anche questo è risaputo ma che il più convinto e motivato a percorrere questa esperienza iniziatica fosse il suo amico e medico di fiducia, Timoteo Riboli, molti lo ignorano.


Riboli con la sua passione e l'amore per l'Italia rappresenta la classica espressione di quelle generazioni di uomini e donne che diedero vita a quella straordinaria stagione che sviluppò nella nostra penisola e prese il nome di Risorgimento.
Inizialmente mazziniano fu tra coloro che per primi capirono che, pur senza rinunciare al sogno di un'Italia repubblicana, in quei difficili anni l'unica possibilità per riunificare il paese e renderlo libero dallo straniero era appoggiare la politica sabauda. La sua battaglia patriottica iniziò con i moti del 1831 nel Ducato di Parma ma presto capì che attraverso la sua professione avrebbe potuto rendersi veramente utile alla causa, partecipando attivamente ai congressi scientifici che si svolgevano nei vari stati, con la consapevolezza che in questi incontri non si discuteva solo di medicina ma era il luogo ideale per incontrare altri giovani patrioti entusiasti, intrecciare relazioni, fortificare amicizie. Amici e compagni di lotta che trovò al suo fianco durante i moti del 1848, che lo videro nella sua natia Parma tra i protagonisti, dove fonderà un giornale dal significativo titolo, "L'indipendenza nazionale", che si oppose alla politica dei moderati locali ma che gli procurerà numerosi nemici, subirà un attentato e sarà quindi costretto a rifugiarsi, esule, a Torino, dove riprenderà non solo a esercitare la professione medica ma a svolgere importanti incarichi per conto del governo piemontese.


Ma fu intorno al 1860, che la sua vita cambiò totalmente: iniziò l'amicizia con l'Eroe dei due Mondi, amicizia profonda e autentica che durò per tutta la vita. Curioso fu il modo con cui si conobbero. Riboli era uno studioso di frenologia (una teoria secondo la quale attraverso valutazione di particolarità morfologiche del cranio di una persona, come linee, depressioni, bozze, si potesse giungere alla determinazione delle qualità psichiche dell'individuo e della sua personalità) e scrisse al generale per avere il permesso di studiare il suo cranio. Garibaldi acconsentì e Riboli divenne famoso negli ambienti medici pubblicando nel 1861, un saggio intitolato appunto: Craniografia di Garibaldi. Praticamente da quell'anno egli divenne il suo medico di fiducia e gli sarà accanto per tutta la vita, nei fatti d'armi e nei progetti politici che lo videro protagonista.
Fu al suo fianco nella dolorosa convalescenza a seguito della ferita, non solo fisica, subita sull'Aspromonte quando ben ventisei chirurghi si alternarono al suo letto, finché Ferdinando Zanetti, gli estrasse la pallottola e lo consegnò alle sue amorevoli cure. E Garibaldi apprezzando le sue capacità mediche gli affiderà il comando delle ambulanze dei Vosgi, nella guerra franco-prussiana del 1870.


Ma Ribolifu vicino all'eroe nizzardo soprattutto durante gli ultimi anni della sua vita quando, deposte le armi, si dedicò anima e corpo per l'affermazione del laicismo, non senza aspri atteggiamenti anticlericali, di un pacifismo universale, del progresso della scienza come motore per la redenzione dell'umanità, di un socialismo umanitario e legalitario, impegno che iniziò con la partecipazione al Congresso della Lega per la pace e la libertà a Ginevra, dove si incominciò a discutere e ipotizzare una futura società delle Nazioni. Naturalmente la comune appartenenza alla massoneria cementò questo sodalizio in modo anche spirituale. Infatti Riboli era stato iniziato nella loggia torinese "Dante Alighieri" negli anni sessanta e in seguito era diventato il Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico ed Accettato che aveva sede a Torino, fin quando, anche in ossequio alle ultime volontà di Garibaldi che voleva una massoneria unita, si fuse con quello romano. Un'ultima annotazione ma non me no importante delle altre. Nel 1871 lady Anna Winter, contessa di Southerland, invitò il suo amico Garibaldi a interessarsi anche della protezione degli animali, tema particolarmente caro nella società inglese. Il nizzardo ne parlò con Riboli che con entusiasmo accettò l'incarico di dar vita alla Società protettrice degli animali che aprì la prima sede nello suo studio situato nel centro di Torino. Ma impegno animalista di questo medico parmense di nascita ma ormai da anni torinese d'adozione non si fermò qui, scrisse un pamphlet, Grida della civiltà e dell'umanità contro le vivisezioni: agli uomini di cuore, che mantiene a distanza di centotrentatre anni dalla pubblicazione la sua straordinaria forza emotiva di denuncia di questa inutile pratica.