Interessanti sono le constatazioni che si fanno quando si esamina lo sviluppo dei principi sui quali si basa la società moderna e si studiano le istituzioni che servono ad assicurare l'applicazione di questi principi. Non solamente appare che questi principi e queste istituzioni sono conformi agli insegnamenti della Massoneria, ma è provato che sovente furono dei massoni che ebbero il merito di farli accettare negli statuti fondamentali degli Stati moderni.
Il nome di Montesquieu deve sempre essere invocato quando si tratta di diritto politico, e "Lo Spirito delle Leggi", è, ancora ai nostri giorni, una fonte notevole.
"Il genere umano - ha potuto dire Condorcet - aveva perduto i suoi titoli, Montesquieu li ha ritrovati e glieli ha resi". A Montesquieu tocca il merito di aver fatto trionfare il principio della separazione dei poteri, garanzia di ogni regime liberale; un particolare è significativo; vari scrittori reazionari glielo hanno rimproverato come una prova di ostilità verso la monarchia: ignorando che egli fosse massone, essi hanno insistito sulla circostanza che egli era l'amico intimo del venerabile di una loggia, Helvètius; e ciò valeva, nel loro pensiero, o riannodarlo al "vasto complotto" organizzato dalle logge!
Le "dichiarazioni dei diritti dell'uomo e del cittadino" che si trovano in testa a molte costituzioni moderne sono di origine massonica; esse apparvero dapprima nelle colonie inglesi dell'America del Nord quando queste scossero il giogo della metropoli. In Francia, massoni fecero risaltare l'utilità dell'affermazione dei diritti e delle libertà dei cittadini.
Brissot, massone, si esprime a questo proposito nello scritto che egli pubblicò nel 1789 sotto il titolo: "Linea di condotta per i deputati agli Stati Generali". L'11 luglio 1789, La Fayette, massone, espose all’Assemblea Nazionale le grandi linee di un progetto ch'egli aveva redatto. Egli fece prima conoscere la duplice utilità di una dichiarazione. Ed era quella di risvegliare i sentimenti che la natura ha stampati nel cuore di ogni individuo; e di esprimere "le verità eterne da cui devono derivare tutte le istituzioni" di diventare la guida che conduce i rappresentanti della nazione alla sorgente del diritto naturale. "Perché una nazione ami la libertà, diceva l'oratore, basta che la conosca, e perché essa si libera, basta che voglia esserlo". Nel progetto che egli aveva preparato, La Fayette affermava il principio della separazione dei poteri e la massima che ogni sovranità deriva dalla nazione; egli proclamava che la natura ha fatto gli uomini liberi ed eguali; diceva che l'uomo nasce con dei diritti inalienabili: la libertà delle sue opinioni, la cura del suo onore e della vita, il diritto di proprietà, la disposizione intera della sua persona, della sua industria, e di tutte le sue facoltà, la comunicazione dei suoi pensieri per mezzo di tutti i modi possibili, la ricerca del benessere e la resistenza all'oppressione.
La questione di sapere se una dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino doveva essere posta in testa della costituzione fu discussa nelle sedute dell'1, 2 e 3 agosto 1789; essa fu risolta affermativamente dal 18 al 27 agosto 1789, il testo di una dichiarazione fu esaminato e votato: esso comprende 17 articoli e forma il preambolo della costituzione del 3 settembre 1791.
Condorcet si adoperò egualmente a dimostrare la importanza di una dichiarazione; egli voleva che tale documento fosse votato prima di ogni altra disposizione dalle assemblee chiamate a redigere una costituzione; era, secondo lui, il solo mezzo per prevenire la tirannia "perché questa è in essenza la violazione dei diritti dell'uomo".
Un altro massone Jean-Sylvain Bailly, scrisse nelle sue Memorie: "Se i diritti dell'uomo non fossero stati dimenticati o misconosciuti, non vi sarebbe stata rivoluzione; la prima opera di questa rivoluzione doveva dunque essere la dichiarazione dei diritti; ed è questa la presa di possesso della libertà, atto fatto da noi, per noi, ma che appartiene all'umanità intera come a noi".
Un giureconsulto eminente, Esmein, l'autore degli Elementi del Diritto Costituzionale, caratterizza le Dichiarazioni dei diritti dell'uomo e del cittadino. "Esse sono, egli dice, un prodotto diretto della filosofia del XVII secolo e del movimento dello spirito ch'essa ha sviluppato. Questi sono i principali assiomi svolti dai filosofi e dai pubblicisti, come le fondamenta d'un'organizzazione politica giusta e razionale, che proclamarono solennemente gli autori delle nuove costituzioni destinati a farne l'applicazione. Le dichiarazioni dei diritti emanano dai corpi aventi un'autorità legale ed anche sovrana, da assemblee costituenti; ma non sono articoli di legge precisi ed esecutivi. Sono puramente e semplicemente dichiarazioni di principio, e fino ad allora non s'era mai vieta una tale cosa".
La descrizione e l'apprezzamento sono completi, se si aggiunge che, nella realizzazione dell'idea, la massoneria fu preponderante e che i differenti articoli delle dichiarazioni erano come altrettante massime e precetti massonici.
Alcuni passaggi sono istruttivi da questo punto di vista.
"L'assemblea nazionale, è detto, riconosce e dichiara, in presenza e sotto gli auspici dell'Essere Supremo, i seguenti diritti dell'uomo e del cittadino:
Articolo 1° - Gli uomini nascono e restano eguali nei diritti. Le distinzioni sociali non possono essere fondate che sull'utilità comune.
Articolo 2° - Il fine di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali imprescrittibili dell'uomo. Questi diritti sono: la libertà, la proprietà, la sicurezza, e la resistenza all'oppressione".
"La legge, dice l'articolo 6, è l'espressione della volontà generale. Tutti i cittadini hanno il diritto di concorrere personalmente o con i loro rappresentanti alla sua formazione. Essa deve essere eguale per tutti, sia ch'ella protegga, sia che punisca... ".
L'articolo 10 dispone: "Nessuno deve essere molestato per le sue opinioni anche religiose, purché la loro manifestazione non turbi l'ordine pubblico stabilito dalla legge".
"La libera comunione dei pensieri e delle opinioni, è detto nell'articolo 11, è uno dei diritti più preziosi dell'uomo. Ogni cittadino può dunque parlare, scrivere stampare liberamente, salvo a rispondere dell'abuso di questa libertà nei casi determinati dalla legge".
Erano altrettante affermazioni del motto massonico